▲ Vanità delle Vanità

Charles Allan Gilber / All Is Vanity (1892)
Il Compiacimento di sé. Il Vento. Il Nulla.
"Che resta all'uomo di tutto il suo affanno in cui si affanna sotto il sole?
Generazione che va, generazione che viene e la terra resta eternamente ferma. Si leva il sole e il sole tramonta verso quel luogo dove esso si leva di nuovo"
(Qoelet 4,2-3)
Quello riportato sopra è un passo del Qohelet, uno dei libri sapienziali della Bibbia ebraica e cristiana, il testo più duro tra quelli sacri, una impietosa descrizione della condizione umana, un violento contraddittorio tra il bene e il male.
Libro complesso e scandaloso, secondo alcuni guida ascetica di distacco dal mondo, secondo altri chiaro richiamo verso il godimento delle scarse gioie che la terra ci offre.
E qui, ridondante ricorre impietosa la locuzione "Vanitas Vanitatum", calco linguistico dell'ebraico "Havel Havalim". Termine che può essere reso in italiano con "nulla". In ebraico, non esistendo una parola corrispondente al nostro "nulla", si utilizza il termine havel, ossia vento, brezza mattutina, schiuma bianca.
"Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità....
Io, Qoèlet, mi sono proposto di ricercare e investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo. È questa una occupazione penosa che Dio ha imposto agli uomini, perché in essa fatichino. Ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole ed ecco tutto è vanità e un inseguire il vento.
Ciò che è storto non si può raddrizzare
e quel che manca non si può contare.
Pensavo e dicevo fra me: «Ecco, io ho avuto una sapienza superiore e più vasta di quella che ebbero quanti regnarono prima di me in Gerusalemme. La mia mente ha curato molto la sapienza e la scienza». Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho compreso che anche questo è un inseguire il vento, perché
molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere, aumenta il dolore".
Significativa l'interpretazione data al Vanitas Vatitatum nell'Orlando Furioso, dove la luna viene fatta divenire dall'Ariosto lo specchio della Terra:
"...infatti qui c'è tutto quello che sul nostro pianeta si è perso o per colpa del tempo o per Fortuna: ciò che in somma qua giù perdesti mai, là su salendo ritrovar potrai." (XXXIV, 70.75). Vi sono la fama, le preghiere e i voti a Dio, le lacrime e i sospiri degli amanti, il tempo perso al gioco, l'ozio e i progetti vani che non vengono mai messi in pratica, i vani desideri, le adulazioni.
I vani desideri degli uomini.
Desideri in cui gli uomini si nascondono, desideri vani, che non riescono a trovare mai, desideri che infondono pazzia perché non realizzati, dato che sono finiti proprio lassù. Sulla Luna.
▲ Private Flat
Il 9, il 10 e l'11 dicembre si è svolta a Firenze la settima edizione della manifestazione culturale "Private Flat".
Appartamenti e ambienti lavorativi privati hanno aperto le loro porte all'arte contemporanea, divenendo spazi espositivi temporanei.
Il tema scelto per l'edizione 2011 è stato "Shameless", ovvero "Senza vergogna", filo conduttore tra i dodici progetti curatoriali sparsi per il centro della città.
Due premi per coloro che, dotati di cartina e forza di volontà, hanno percorso le distanze tra una tappa e l'altra: la possibilità di vivere intimamente le opere in ambienti familiari, come camere da letto e cucine; l'onore di essere accolti in questi luoghi direttamente dagli artisti, disponibili all'interazione e al confronto con il pubblico.
"Senza vergogna" sono i personaggi che si spogliano, metaforicamente ma anche fisicamente, all'interno dei propri appartamenti, non curandosi degli sguardi spioni di coloro che occupano la "piazza con terrazza panoramica", nel plastico architettonico di Cristiano Coppi (appartamento 7.4, "Shame Shelter"). Egli, nell'opera "Landscape", "studia i confini fisici della vergogna" focalizzando l'attenzione sull'idea di "luogo pubblico apertamente voyeuristico", con esplicito riferimento al social network "Facebook".
L'esposizione allo sguardo continuo, questa volta involontaria, torna nell'opera "Disagio nella civiltà" di Barbel Reinhard (appartamento 7.8, "KAM"), dove alcuni scatti fotografici immortalano degli animali recintati in uno zoo. Anime obbligate ad essere osservate, che si mostrano forzatamente e non per scelta. Anime cui è negata la possibilità di ritrarsi per pudore. L'autore sembra voler, allo stesso tempo, denunciare la mancanza di vergogna caratteristica dell'uomo che, con naturalezza, ma contro natura, mercifica esseri viventi rendendoli oggetti.
All'interno della medesima abitazione, Margherita Cesaretti, attraverso l'opera "Cere", "scuoia" i soggetti fotografati, rendendo visibili all'osservatore parti interne del corpo umano. Iperbolicamente ciò che solitamente dovrebbe rimanere nascosto, viene mostrato. L'eliminazione della pelle, protezione e confine del corpo umano, rimanda allegoricamente al deterioramento delle barriere che dovrebbero separare l'ambiente pubblico da quello privato, ovvero l'interiorità della persona dal resto del mondo.
Nell'opera "d.i.m.e.n.t.i.c.a" di NeAL (e più in generale in quelle dei "coinquilini" dell'appartamento 7.7, ""Si, però.." Acrobazie della malafede") il concetto "Senza vergogna" è accostato al "compromesso d'integrità". L'opera consiste in un filmato creato montando in sequenza alcuni frammenti di discorsi tenuti da personalità politiche (e non solo). Le registrazioni risultano incomprensibili, poiché interrotte da continue interferenze, pause che, in alfabato morse, compongono la parola "dimentica". NeAL pone l'attenzione sul contrasto tra l'apparenza e l'essere, tra la forma e il contenuto; sulla possibiltà di ingannare il destinatario, confondendolo attraverso l'omissione, la menzogna, la retorica, e invitandolo incosciamente a non assimilare ciò che sta ascoltando.
Stimolante l'accostamento tra le opere di Alessandro Zulberti e Dario Lazzaretto (Appartamento 7.3, "New/old shape of paradise"). Nel primo caso, l'opera "Confessioni/Serie_I" consiste in fotografie effettuate all'interno di alcune chiese, ritraenti dei confessionali. Il soggetto è un oggetto concreto, attraverso cui è possibile espiare il peccato, il pentimento, il senso di colpa e quindi la vergogna. Nell'opera "Male Magnum Male Nostrum", il rituale tradizionale lascia spazio a quello televisivo: in una società in cui il paradiso è "raggiungibile" mediante la popolarità, la religione da praticare è quella dello starsystem. Protagonista è il format del reality show, nel quale i concorrenti vivono disinibiti, costantemente seguiti dalle telecamere. La stanza che ospita l'opera è illuminata da una luce rossa soffusa; su di un piccolo altare è posizionata una televisione, a cui non arriva il segnale; la traduzione in latino del regolamento del "Grande Fratello" è recitata come fosse un sermone.
Hanno contribuito alla riuscita dell'evento il materiale carteceo esplicativo, disponibile all'interno delle abitazioni, necessario per affrontare le opere in modo cosciente e consapevole; e i piccoli buffet(s) allestiti per i visitatori.
Per concludere, sembra giusto soffermarsi sulla gratuità dell'evento, caratteristica rara, ancor più se accostata alla sfera del "Private".
▲ Danneggiamento di proprietà, Attivismo o Arte? – The Edukators
Tutto nasce da un film tedesco nel quale tre berlinesi avvolti dall’era della passività sociale, decidono di rivoltarsi contro il sistema, “educando” i ricchi. The Edukators (2004)

“Il loro monito è pura arte metropolitana che gioca e si fa beffe delle contraddizioni dell'ipermodernità. Penetrano al buio nelle case altrui (violando con facilità quell'illusione di sicurezza su cui si fonda la nostra epoca) per creare uno choc, che conduca i ricchi senz'anima alla riflessione, attraverso una diversa ed originale collocazione degli oggetti di cui questi si circondano:
statue impiccate, interi plotoni di soldatini di porcellana immersi nel water, stereo dorati lasciati muti nel frigo, montagne di sedie e trofei accatastati al centro del salotto, e come firma un enigma per principi principianti, lasciato a dialogare con la coscienza per scuoterla: "i tempi d'oro sono finiti".
Questo è quello che è accaduto nella realtà.
Uno dei piu grandi truffatori della storia, nonchè presidente del Nasdaq è stato “educato” da un gruppo firmatosi The Edukators.
Danneggiamento di proprietà, Attivismo o Arte?
Cosa è più deprecabile tra l’arricchimento non necessario dettato dall’ingordigia a danno di vite sfruttate per fini economici od il furto temporaneo di una statua?
Cosa è più deprecabile tra lo sfruttare e quindi “rapire” per fini economici intere vite o rapire fisicamente un ricco per pochi giorni al fine di smuovere un pensiero critico?
La moralità si può imparare?
▲ This is Only noise #3
Alva Noto – Prototype6
Carsten Nicolai, aka Alva Noto, è uno degli artisti più stimati del contesto della cultura elettronica internazionale, e la sua musica e le sue immagini sono arrivate nei centri d’arte contemporanea più importanti del mondo, dal Guggenheim di New York alla Biennale di Venezia. Nelle sue sinestetiche performance live, Nicolai esplora e sperimenta la fisicità del suono elettronico: processa suoni ambientali, clicks e glitches per creare precise astrazioni musicali, di cui, in tempo reale, elabora inedite visualizzazioni. [lastfm]
C’è crisi? Tira la pietra non la cinghia!
In questi giorni, all’interno dell’arena politica italiana, sembra che più o meno tutti siano favorevoli circa la necessità della nuova manovra fiscale. Una manovra di forte impatto che andrà a colpire le capacità economiche dell’intera popolazione italiana.
Per strada invece qualcuno sembra non essere troppo d’accordo.
Sismografia emotiva. Santomaso.
Per Giuseppe Santomaso, (Venezia, 1907 – Venezia, 1990) il colore è il solo elemento determinante della bellezza espressiva della tela.
”Il segno vi corre non architettando, ma dipanandosi come una vera e propria sismografia emotiva, per tracce lunghe e sensuosamente curvilinee e agglomerazioni brusche, tensioni organicamente struttive e coaguli densi, in aroma di corporeo. pittura di raffigurazione di astratte emozioni e tensioni.”
"L’immagine creata dall’artista non dipende dalle apparenze fenomeniche della realtà".
(Santomaso a proposito di una diatriba tra astrattismo e figuratsimo.)


▲ Umanità Scomparsa
Identità indefinite ed oscene metamorfosi fanno da cornice alla scomparsa dell’uomo e della sua umanità.
”Oliver de Sagazan fa di se stesso un modello di umanità appena pietosa, patetica, magnifica. Prendendosi non come modello, dove i modelli non sono più possibili, ma come figura stessa di questa sparizione, della sparizione di ogni figura. E facendo ciò cospira al soccorso e alla consolazione di tutte le figure possibili, deboli, folli, infermi, fragili, apparsi, scomparsi, quelle per le quali passano coloro ai
quali l’umanità è contestata e negata”
Croci, occhi.
Linee gestuali creano lineamenti terribili e sfuggenti.
Una visione tanto diretta quanto cruda dell’umanità, che non lascia spazio alla questione sulla presentabilità di un pensiero.
You suck. I rock. End of story. #8

“Vent Des Globes”
by Melodie Mousset; photo by Philippe Jarrigeon, 2009
▲ Christian Boltanski – Il Caso ▲
Un nastro trasportatore su cui scorrono a grande velocità centinaia di volti di neonati.
Tutto scorre, veloce, una velocità che rende i volti informi.
Suona un allarme.
Il nastro si arresta.
In modo casuale.
Il destino ha scelto.
Il nastro può ricominciare a scorrere fino alla scelta successiva.
Il titolo dell’opera è “Chance”, in francese “caso” , ma anche “destino” o “provvidenza”. Una distanza semantico lessicale dettata dal viversi laici o credenti.
Una riflessione sulla probabilità della nascita in contrapposizione all’assenza, ma anche su come il caso inciderà fattivamente sulle nostre esistenze: quale sarà il nostro lavoro, quale la nostra retribuzione, quale i risultati che raggiungeremo.
Boltanski ci spiega, "Sono sempre stato ossessionato dalla domanda: perché a lui la vita? Perché all'altro lui la morte? Perché lui è stato scelto per fare quella cosa piuttosto che un altra? Il caso è la domanda delle domande. Origine della nostra esistenza. Se i nostri genitori avessero fatto l'amore un secondo dopo, noi saremmo completamente diversi. Se abbiamo queste orecchie o questi occhi è frutto della casuale combinazione genetica di quell'esatto momento. Noi tutti siamo figli del caso".
E ancora:
“Noi non sappiamo se la scelta corrisponde a una condanna o a un'elezione, se sia positiva o negativa, né cosa accadrà a quel bambino che il caso ha strappato dallo scorrere delle immagini.”
Nel meccanismo da cui Boltanski ci fà avvolgere, la nostra fragile esistenza all’interno di esso, si configura come l’apparizione del caso nel mare del nulla insensato all’interno del quale tutti noi siamo contenuti.
Quel che resta non sono oggetti né corpi, ma la trasmissione della conoscenza. Questo è il ciclo senza fine della vita.
▲ Natalia Ciobanu ▲
Nata a Chisinau, Repubblica di Moldova, il 18 gennaio 1989, ha cominciato a scattare foto da soli 3 anni.
http://soul-portrait.com/
▲ La poetica del dato puro/Ryoji Ikeda ▲
La recente riedizione dell’album “1000 fragments” (Raster-Noton, 2008) di Ryoji Ikeda risalente al 1995 ci da un’idea di quanto questo artista abbia segnato un percorso rigoroso e coerente incentrato sulla poetica del dato puro e l’assenza di qualsiasi componente semantica e di quanto questa ricerca continui ad essere contemporanea ed attuale.
Parlare di musica elettronica in questo caso è riduttivo e non a caso il termine sound art nasce proprio dalla necessità di descrivere l’espressione di artisti come Ikeda che esplorano le proprietà fisiche del suono rapportate alle capacità percettive umane superandone i limiti stessi.
L’arte digitale che parla di se stessa porta a riflessioni che vanno ben al di là dell’autoreferenzialità che di primo impatto può stimolare a chi si avvicina all’opera di Ikeda.
Il rapporto tra uomo e macchina è portato all’estremo attraverso una metodologia quasi microscopica dove l’attenzione per ogni minimo dettaglio porta a creazioni audiovisive capaci di creare un coinvolgimento inaspettato.
Arte zen in versione tecnologica capace di superare il passare delle decadi e rimanere attuale anche grazie al costante interesse dimostrato dalle più importanti istituzioni artistiche del mondo (Tate Modern, Centre Pompidou, Ars Electrnoica).
In occasione di NODE Ryoji Ikeda presenterà “test pattern “, una performance audiovisiva in cui viene testato il limite della percezione umana. [lastfm]
▲ Lingua vinaccia di sole flagellato ▲
Lingua vinaccia di sole flagellato
lingua che lambisce il tuo paese d'insonni dune
chioma
lingua di fruste
linguaggi
snodati sulla tua schiena
intrecciati
sui tuoi seni
scrittura che ti scrive
con gli sproni delle lettere
ti nega
con i tizzoni dei segni
vestito che ti sveste
scrittura che ti veste di enigmi
scrittura in cui mi seppellisco
Chioma
grande notte improvvisa sul tuo corpo
giara di vino caldo
versato
sulle tavole della legge
nodo d'urli e nube di silenzi
grappolo di serpi
grappolo d'uva
pestata
dalle gelide piante della luna
pioggia di mani di foglie di dita di vento
sul tuo corpo
sul mio corpo sul tuo corpo
Chioma
fogliame dell'albero d'ossa
l'albero di aeree radici che suggon notte dal sole
Albero carnale
Albero mortale
Octavio Paz. Diplomatico, poeta e scrittore messicano, premio Nobel per la letteratura nel 1990.
È considerato il poeta di lingua spagnola più importante della seconda metà del Novecento.
▲Corpi: Buttocks by Ruth Hogben▲
Credits :
Film: Ruth Hogben; Styling: Ellie Grace Cumming; Performance: Esme Bianco and Valeria.
E la notte era oscura ed essa rischiarava la notte
Solamente per pochi istanti, il tempo di pochi respiri, il sole irrompe attraverso gli spiragli del soffitto e porta luce al mondo sotterraneo.
La serie di foto "Agua Sagrada" di James Pomerantz mostra immagini affascinanti tratte dalle grotte calcaree della penisola messicana dello Yucatan. I Maya ritenevano che questo luogo fosse il “limbo” di passaggio dalla vita alla morte, spazio consacrato alla sacralità dell’infinito e proprio nell’infinito sembrano librarsi i corpi ritratti, a metà strada tra buio e luce, sogno e realtà,
I corpi sono avvolti dall’oscurità, e in questa sembrano acquietarsi, in quanto componente propria dell'essere.
Ritengo che l’assenza di luce nell’essere può verificarsi, o perché si è privati della luce che illumina le cause e i fini; o perchè acciecati dall'attaccamento alle cose e dal disordine che ne deriva.
Il più delle volte, mi trovo ad essere nell'oscurità del mio stesso desiderio; io non so cosa vuole, lo stesso bene risulta essere per me un male, tutto si ripercuote, io vivo a sussulti.
Altre volte si tratta di una oscurità diversa: solo, in posizione meditativa, penso all'altro con calma, lo guardo cos' com'è; tralascio ogni interpretazione; entro nella notte del non-senso; il desiderio continua a vibrare ma io non voglio cogliere niente; è la Notte del non-profitto, del dispendio sottile, invisibile. Io sono lì,seduto semplicemente e tranquillamente nell'interno nero del desiderare.
La seconda notte avvolge la prima, l' Oscurità illumina la Tenebra: "E la notte era oscura ed essa rischiarava la notte" . Io non cerco di uscire dall'impasse facendo ricorso alla Decisione,all'Autorevolezza,alla Separazione,all' Oblazione...in poche parole ricorrendo al gesto. Io sostituisco solamente una notte all'altra: "Oscurare questa oscurità,ecco la porta di tutte le meraviglie"

Fai fiorire la città! Arriva in Italia il distributore di bombe di semi.
In tema con bunker e bombardamenti, richiamati con insistenza dalle odierne cronache internazionali…Arriva in Italia il distributore di bombe di semi!
Palline di terra argillosa e semi per far rifiorire gli spazi abbandonati della città.
Le Bombe di Semi sono fatte dello stesso impasto del làdiri, il mattone tradizionale sardo in terra cruda, fatto con terra argillosa e paglia ed essiccato al sole.
Nell’impasto sono stati inseriri dei semi di calendula, nasturzium, astro, fiori di roccia ed altri semi ad alta germinabilità. Basta lanciare le Bombe di Semi in un campo incolto. La Natura farà il resto, facendo esplodere un mare di fiori!
Le Bombe di Semi sono contenute in un vecchio distributore automatico da bar, che è stato recuperato e modificato – al prezzo simbolico di 1 euro–
Valerie Hegarty
Qualsiasi forza nichilista sia scesa sulla mostra, si è trattata di una carneficina.
Le pareti della galleria sono forate dai buchi di proiettile, le opere carbonizzate, la distruzione pervasiva.
Per Valerie Hegarty, l’essenza dei suoi lavori, risiede nella distruzione piuttosto che nella creazione.
Ri-Produce infatti famose opere d’arte già esistenti, in gran maggioranza legate al mito di superiorità americana, per poi distruggerle tramite artifici associati al loro significato storico.
Distruzione naturale e artificiale: incendi boschivi, terremoti, guerre, sono solo alcuni degli scenari che giocano nelle sue opere, il ruolo centrale.
I lavori della Hegarty si pongono come artefatti della storia conosciuta, una storia nuova, diversa da quella originale, una storia andata storta, ci fanno immaginare un ordine mondiale alternativo fatto di compiaciuta ironia e di giustizia poetica.
Le sua furia “distruttrice” colpisce soprattutto opere legate al mito americano.
Le tele di Hegarty replicano emblemi del “Manifest Destiny”, una frase che esprime la convinzione che gli Stati Uniti abbiano avuto da Dio la missione di espandersi, diffondendo la loro forma di libertà e democrazia. I sostenitori del destino manifesto credevano che l'espansione fosse ovvia ("manifesta") e inevitabile ("destino"). Il termine fu usato come sinonimo della conquista del West a scapito degli indiani d’America. Il credo in una "missione" degli United States per promuovere e difendere la democrazia in tutto il mondo, continua ad avere un'influenza sull'ideologia politica statunitense, il caso Wikileaks, come sostiene il giornalista statunitense David Rieff, ha reso estremamente attuali tali tematiche, in quanto lo scandalo è riuscito ad unire anziche dividere gli intellettuali americani. Tutti d’accordo su una cosa: la necessità che gli Stati Uniti continuino ad esercitare un’egemonia mondiale. Ed il motivo, è che non solo i conservatori ma anche i progressisti continuano ad accettare con poche riserve la tesi dell’eccezionalismo americano.
Contemplativa e provocante, i suoi lavori si rivelano dei commenti tanto silenziosi quanto fragorosi dal punto di vista simbolico, rivolti ad opere d’arte già esistenti, che l’artista personalizza secondo la propria interpretazione.
In “Rothko Sunset”, Valerie Hegarty, ricorrendo a materiali come gel, fil di ferro, tela, schiuma, pittura, carta, tela, nastro, ecc. manipola, deforma, sfilaccia una copia falsa di Rothko, riproponendola in una nuova versione. L’opera si traduce in una sorta di testimone, unico superstite di una civiltà altra, perdutamente remota.
Charles Baudelaire - Spleen
Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
E versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte
Una luce diurna più triste della notte;
Quando la terra è trasformata in umida prigione,
Dove come un pipistrello la Speranza
Batte contro i muri con la sua timida ala
Picchiando la testa sui soffitti marcescenti;
Quando la pioggia distendendo le sue immense strisce
Imita le sbarre di un grande carcere
Ed un popolo muto di infami ragni
Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,
Improvvisamente delle campane sbattono con furia
E lanciano verso il cielo un urlo orrendo
Simili a spiriti vaganti senza patria
Che si mettono a gemere ostinati
E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande
Sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza
Piange e l'atroce angoscia dispotica
Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.
Hadal
:Clicca qui per l’ascolto della soundtrack:
Un corpo di lavoro profondamente legato alla sua nascita: molto più vicina alla morte che alla vita. Una nascita colma di angoscia che ha lasciato il segno paralizzando totalmente la parte destra del suo corpo. Angelo Musco, napoletano, classe ‘73, ora residente a New York, trascorse i primi dieci anni della sua vita in terapia riabilitativa.
Tutto questo ha scavato profondi solchi sia nelle sue memorie inconsce che nel suo corpo fisco. Nei suoi lavori la tribolazione si tramuta in immagini sospese nell’acqua, riflessioni di visioni silenti e surreali: Placenta, uova, nidi, architetture naturali, una moltitudine di corpi umani intrecciati, che rappresentano contenitori di vita.
Una realtà fatta di corpi orditi, galleggianti in un mondo amniotico, dove le visioni subacquee, vengono presentate come un macro-utero.
Sia in “Hadal” che in “Tahom”, i suoi due maggior lavori, Musco crea un mondo buio e minaccioso, dove un gigantesco nido galleggia nell’oscurità, in prossimità del fondo dell’oceano.
Il nido è composto da centinaia di corpi nudi e ognuno di questi sembra essere un ramo intrecciato nella sua struttura di appartenenza: il nido stesso.
Questo ambiente simboleggia la profondità delle emozioni relative alla vulnerabilità dei primi istanti di vita. L’immagine del nido e delle centinaia di corpi, annunciano una presenza inaspettata di vita.
Il corpo nudo è il medium dell'artista – come altri artisti lavorano con la vernice o l’argilla, Musco fonde i corpi come se fossero centinaia di colpi di pennello.
L’elemento comune del lavoro di Angelo Musco è sempre e comunque l’acqua. Sia in “Hadal” che in “Tehom”, che non a caso significano il primo con origine greca ed il secondo ebraica: abissi.
Acqua intesa come liquido amniotico, come vita e in quanto tale habitat di forme di vita. Vitalità espressa dagli occhi aperti dei performers e dai loro corpi rilassati. Un ecosistema sociale, la vita, quasi disumano, buio, nel quale siamo però avvolti da quel fluido materno che ci ha fasciato quando ancora non-eravamo, assorbendo e smorzando gli insulti del mondo esterno.
Peculiarità dei suoi lavori: decostruire i preconcetti e sovvertire la realtà delle cose. Troviamo nello specifico contenitori di vita, in ambienti ostili e minacciosi (Zona Hadal).
“Tehom”: 2009, 191 fotografie, courtesy Carrie Segrist Gallery, Chicago.
Tehom: La prima parola ceh Dio usa per descrivere gli abissi. Viene mensionata per la prima volta in Genesi 1,2.
"Veharetz hayta tohu vavohu vekhoshekh al-pnei tehom veruach elohim merakhefet al-pnei hamayyim"
“La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”
"Hadal", 2006, 158 fotografie, courtesy Carrie Segrist Gallery, Chicago.
Hadal: parola francese che significa "casa dei
morti ", che trae origine dal greco Hades: Ade, il dio dei morti e il suo dominio.
Il termine sta ad indicare il dominio pelagico che comprende le più profonde fosse dell'oceano, si estende da un minimo di 6000 metri di profondità fino al fondo dell'oceano. Nel 1960, Jacques Piccard e Don Walsh raggiunsero la Fossa delle Marianne, la fossa piu profonda del pianeta Terra e osservarono con incredulità la vita, anche se la mancanza di luce e la tremenda pressione creano condizioni estremamente ostili, nelle quali solo rarissime specie si sono adattate. Dato che nessun raggio di luce solare è in grado di giungere fino a questo strato, le creature abissali hanno vista molto ridotta e quasi tutti gli animali che vivono sul fondo sono privi di pigmentazione, visto che qualunque colorazione sarebbe inutile in un ambiente senza luce.
Gareth Pugh S/S 2011
Showstudio presenta Gareth Pugh S/S 2011, come sempre, la direzione artistica di Ruth Hogben si fa vedere e sentire chiaramente nei progetti visual dello stilista inglese.
Come giustamente sostiene l'edizione britannica di Vogue, "un incredibile, imperdibile spettacolo". Enjoy.
Per chi come noi, alla fine del video fosse rimasto in astinenza, proponiamo:
http://www.theiqons.com/2009/06/gareth-pugh.html
Il minimalismo di Aakash Nihalani
Amo il minimalismo, adoro il fluo, figuriamoci se posso non invaghirmi dei lavori di Aakash Nihalani.
Cubi e Parallelepipedi selettivamente ubicati nelle le strade di New York per evidenziare gli inaspettati contorni e le eleganti geometrie della grande mela: progetti grafici fatti esclusivamente di nastro adesivo colorato, privi di programmazione e dettati esclusivamente dalla momentanea ispirazione.
Aakash con le sue opere dà la possibilità di soffermarsi su aspetti nuovi, spezzando la grigia routine dei nostri sguardi e della nostra vita. Un tentativo di creare un nuovo spazio all’interno dello spazio di tutti i giorni, uno spazio che possa essere un’inaspettata disconnessione dalla realtà.


























